IL CONTRABBASSO
LUIGI SCHIRRU |
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Introduzione Il nucleo più importante di un'orchestra classica è composto dalla famiglia degli strumenti ad arco, vale a dire: il violino, la viola, il violoncello ed il contrabbasso. Quest’ultimo è lo strumento dal suono più grave e, secondo gli indici d’ottava più diffusi tra gli specialisti italiani, così accordato: mi 0, la 0, re 1, sol 1. Il legame di parentela che accomuna il contrabbasso agli altri tre membri della famiglia risulta però un po' ambiguo. Infatti, mentre i primi tre strumenti derivano dall’antica famiglia delle viole da braccio, il contrabbasso presenta tratti morfologici che attingono sia dalla sopraindicata famiglia, sia dalla famiglia delle viole da gamba e si può affermare, come vedremo in seguito, che il contrabbasso continua ad essere costruito, ancora oggi, con forme che a volte ricalcano la famiglia del violino e, il più delle volte, la famiglia delle viole da gamba. Le origini degli strumenti ad arco. Il principio di una corda tesa sopra una cassa di risonanza, avente fori o tagli per trasmettere nell’aria il suono prodotto, era conosciuto già dalle più antiche civiltà. In virtù di questo principio, una grande affinità lega tutti gli strumenti a pizzico e ad arco. Fonti arabe del X secolo d.C. citano il termine rabab, che designa una varietà di strumenti ad arco d'origine islamica. Questi strumenti possono essere considerati, a grandi linee, i precursori degli odierni strumenti ad arco; avevano una o due corde semplici, o doppie, accordate per quarta o quinta e messe in vibrazione da un archetto. ***** Intorno al IX secolo comparve in Europa un nuovo strumento: la viella. Nei secoli XI e XIV il termine viella si usò per indicare vari tipi di strumenti ad arco europei, derivati da quelli orientali. La viella, morfologicamente, era simile agli attuali strumenti ad arco; aveva già abbozzato i due restringimenti ai lati della cassa di risonanza e si suonava con l’ archetto. Questo fu lo strumento preferito dai giullari e dai cantastorie dell’epoca. Dalla viella derivò la lira da braccio e da questo strumentò si arrivò alla viola. Il termine viola fu usato, nei secoli XV e XVI, per indicare diversi tipi di strumenti ad arco. Infatti, in quel periodo non esisteva uno standard costruttivo e i vari tipi di viola potevano differire l’ una dall’ altra, sia per accordatura sia per dimensioni e sia per numero di corde. La terminologia del periodo ha quindi creato poca chiarezza intorno alla nascita e allo sviluppo del contrabbasso. ***** Accordatura ed evoluzione tecnico - orchestrale. Il violone aveva sei corde accordate per quarta con una terza al centro: re1, sol1, do2, mi2, la2, re3. Per chiarire il complicato problema del numero di corde e dell’ accordatura, bisogna risalire al primo ventennio del seicento, infatti da questo periodo in poi il numero delle corde e le accordature varieranno di epoca in epoca e da nazione a nazione. Il teorico e compositore tedesco Michael Praetorius (1571-1621), nel suo trattato Syntagma musicum II (1619-20) parla di un Gross Contre Bass Geig a cinque corde, accordato per quinte: fa0, do1, sol1, re2, la2. Appena trenta anni dopo, lo scienziato e teorico tedesco Athanasius Kircher (1602-1680) nel suo imponente trattato Musurgia Universalis (1650) assegna al contrabbasso di viola quattro corde accordate sempre per quinte ma un tono sopra rispetto al trattato di Praetorius: sol0 , re1 , la 1, mi2. Ancora un tedesco, il compositore e violoncellista Johann Philipp Eisel (1698?-1756?) nel suo trattato Musicus autodidactus (1738) parla di un'accordatura, ma questa volta per quarte con una terza tra il fa e il la: sol0 , do1 , fa1 , la1 , re2. Sempre in questo periodo coesistevano contrabbassi a quattro e tre corde. ***** Le risorse tecniche degli strumentisti a fiato del primo settecento non erano eccezionali, data la scarsa evoluzione dei legni e ottoni, ma anche i contrabbassisti non erano da meno. Si narrò che nel 1730 J.S. Bach non riuscì a reperire un contrabbassista per un'esecuzione delle sue musiche. A parte qualche raro virtuoso, per quei tempi, il contrabbasso non era uno strumento particolarmente studiato e questo potrebbe aver influito sul suo sviluppo tecnico-esecutivo. Si era ormai scoperta la cantabilità del violino e su di questo strumento si concentrò lo sforzo di numerosi compositori, rendendo, quindi, il contrabbasso poco “attraente” dal punto di vista sonoro-virtuosistico. E’ anche vero che il suono del contrabbasso, rispetto agli altri archi, risulta un po’ “rude” all’ udito dei più. Se poi aggiungiamo anche la grossezza delle corde, la distanza dei semitoni,l’assetto non agevolissimo del suonatore e una maggior pressione delle dita sulle corde, (tutte cose che tendono a far diminuire la velocità delle dita sulla tastiera) noteremo come il contrabbasso venisse poco studiato dalla maggior parte dei musicisti. ***** Nel periodo di F.J.Haydn (1732-1809) e di W.A.Mozart (1756-1791) gli strumentisti erano più progrediti nella tecnica dei vari strumenti. L’orchestra di Haydn nel 1783, presso la corte del principe Esterhazy, contava anche di due contrabbassi e due violoncelli, e nel 1788 il teatro dell’ Opéra di Parigi aveva ben cinque contrabbassi e dodici violoncelli. In tutto il settecento, nei paesi tedeschi, il contrabbasso montava cinque e quattro corde, ne è un esempio la Passione secondo Matteo (1729) di Bach in cui viene impiegata la nota do0, rendendo obbligatoria la quinta corda e la Creazione (1796-98) di Haydn dove i contrabbassi eseguono un sol 1. Sempre verso la fine del settecento il contrabbasso a cinque corde iniziò a declinare per cedere il posto al quattro corde. Una ragione è data dal fatto che i contrabbassi a cinque corde avevano minore sonorità rispetto a quelli con quattro corde, perché l’uso della corda più grave causava maggior tensione e pressione sul ponticello e sul piano armonico. Un altro inconveniente era che le corde non creavano una curva particolarmente pronunciata sul ponticello e quindi si rischiava, con l’arco, di mettere in vibrazione due corde contemporaneamente. ***** Possiamo affermare che l’ uso di uno strumento a cinque corde è più adatto per un esecuzione orchestrale in quanto, ormai, molte partiture per orchestra scendono al di sotto della normale estensione di un contrabbasso a quattro corde, mentre per un esecuzione “solista” è preferibile lo strumento a quattro corde. ***** Struttura del contrabbasso. Si divide principalmente in tre parti: 1) Manico 2) Cassa armonica 3) Armatura Il manico è un semicilindro fatto generalmente con legno d'acero. La parte inferiore è innestata nella cassa armonica tramite un ceppo o zocchetto, mentre la parte superiore si conclude con un riccio che, oltre ad avere funzione ornamentale, ospita il cavigliere, dentro il quale scorrono i piroli della meccanica per l’accordatura. Sulla parte piatta del manico è incollata la tastiera, fatta con ebano (legno molto duro e pesante). E’ lunga circa il doppio del manico, deve essere lavorata con molta precisione e la parte dove poggiano le corde (e le dita) deve essere dritta (nella sua lunghezza) e con la giusta curvatura, (nella sua larghezza) per evitare che le corde tocchino punti indesiderati. La lunghezza è di circa c.m.88, necessari per superare (con una corda) l’estensione di due ottave. La cassa armonica è la parte più importante dello strumento, (da lei dipende soprattutto il suono ed i suoi attributi) ed è costituita dal piano armonico, dalle fasce e dal fondo. Le spalle della cassa armonica sono spioventi come le antiche viole da gamba, ma questa morfologia non è rispettata in modo assoluto, perché esistono (seppure in minor numero) anche contrabbassi con le spalle che ricalcano la morfologia del violino. Il piano armonico è la parte più importante della cassa armonica, è fatta generalmente di due pezzi simmetrici ed è costruita generalmente con abete, legno elastico e allo stesso tempo resistente. Le fibre del legno sono disposte in modo verticale (come le corde) e lo spessore è decrescente dal centro ai bordi. Per sostenere il peso delle corde sul ponticello, la forma del piano armonico è convessa e ai lati del ponticello vi sono due aperture a forma di “f” chiamate fori armonici che servono per far fuoriuscire il suono. La lunghezza del piano armonico può variare da liutaio a liutaio. Generalmente un contrabbasso di 4/4 ha un piano armonico lungo circa m.1,14 ma le misure non seguono schemi rigidi. Lungo i bordi del piano armonico corrono i filetti, delle strisce sottili d’ebano o palissandro che servono, oltre che per decorare, per evitare che, in caso d’urto, la lesione non si estenda al piano armonico. Ai lati dello strumento sono molto evidenti degli incavi chiamati “c”. Il loro compito è quello di evitare che lo strumentista raschi i crini dell’archetto sui bordi del piano armonico durante i cambi di corda. Le “c” possono finire la loro sagoma con delle sporgenze chiamate comunemente “punte”. Questa è un’altra differenza che separa la famiglia del violino da quella della viola da gamba. Anche in questo caso esistono contrabbassi che fanno uso delle “punte”, ma la maggior parte degli strumenti non le usa, evocando così la forma delle viole da gamba. Il fondo si trova all’opposto del piano armonico, è formato da due pezzi simmetrici e può essere costruito con diversi tipi di legno, l’acero ad esempio, oppure il castagno. Il fondo, a differenza del piano armonico, può anche essere piatto, come quello delle viole da gamba, oppure convesso. Quest’ultimo (al giorno d’oggi) è il più usato. Le fasce sono strisce di legno di spessore minimo che collegano il piano armonico al fondo. Per ottenere spessori minimi si utilizzano legni duri come il mogano o il noce, ma anche questi metodi di scelta dei materiali non seguono norme standard. ***** Non mancarono tentativi più o meno bizzarri di modificare il contrabbasso. Nel Victoria and Albert Museum di Londra è conservato un contrabbasso alto più di m.2,50 e al museo del conservatorio di Parigi è conservato un “mostro meccanico” chiamato octobasse. E’ un contrabbasso di dimensioni gigantesche (altezza m. 4) ed è suonato con un sistema di leve. Il suo inventore fu Jean-Baptiste Vuillaume, (1798-1875) un liutaio francese che lo costruì nel 1849 e lo perfezionò nel 1851. Naturalmente quest'esempio fu seguito da altri. Un americano, certo John Geyer, nel 1889 costruì uno strumento ancora più grande di quello proposto da Vuillaume e nel 1906 un tedesco, tale Otto Roth, ne costruì uno alto m. 4,20 tastato da una mano meccanica e suonato da un arco azionato elettricamente. Sono invenzioni che fanno sorridere, ma queste idee bizzarre si possono collegare al fatto che si tendeva ad applicare ai complessi orchestrali un rinforzo sonoro nel registro grave. Possiamo in ogni modo affermare che, dal primo ottocento in poi, il contrabbasso non subì ulteriori sostanziali modifiche. |